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G.onFashion meets Dalì

Scritto da Livia Piredda

Un paio di occhiali 3D, dei baffi neri e un percorso audio “paranoico”. Sono bastati questi tre semplici strumenti per addentrarsi in una delle menti più geniali della storia dell’Arte. Qualcuno di voi avrà capito a cosa mi riferisco. Per chi invece non ha avuto la fortuna di sperimentarlo, oggi vi racconto la Dalì’s Experience: la mostra interattiva presso il Palazzo Belloni di Bologna dedicata alla genialità incontrastata dell’esponente del Surrealismo Salvador Dalì.  Del pittore eclettico e filosofo, a suo modo, non ci si stanca mai di parlare, neanche a ventisette anni dalla sua morte. Seguitemi in questo percorso e scopriremo il Dalì più intimo, e perché no, il nostro inconscio.

A true artist is not one who is inspired, but one who inspires others”… e il sogno ha inizio. Improvvisamente ci ritroviamo in un’altra dimensione: quella di Alice Nel Paese delle Meraviglie.  Non saranno però lo Stregatto e il Bianconiglio a farci da guida durante il nostro viaggio, ma la stessa Alice, o meglio la rappresentazione che Dalì a dato di lei nelle sue famose illustrazioni in collaborazione con Lewis Carroll.  Sta lì, immobile, che ci guarda a braccia aperte a darci il benvenuto in questo nuovo mondo, sconosciuto, a tratti ambiguo, come la figura dell’artista e il nostro inconscio sanno essere .

In un batter d’occhio ci ritroviamo circondati dagli sguardi Spellbound e scopriamo un Dalì scenografo affianco alla straordinaria regia di Hitchcock. Ci scrutano, lentamente, seguendo i nostri movimenti. Ci esaminano, ci guardano dentro quasi a capire se siamo idonei a proseguire o meno.

Esame superato. Lo step successivo è forse quello più difficile, quello che rivela e ripercorre  i momenti più importanti della vita dell’artista. E’ la volta dei cassetti, rappresentazione nelle opere dell’artista spagnolo dell’ inconscio. Ogni cassetto contiene una parte di noi. Se li si apre vengono inevitabilmente fuori gli  avvenimenti piacevoli e non che hanno segnato le nostre vite.

Apriamo il cassetto del Tempo e ci appare sullo schermo la Persistenza della Memoria, una delle opere più conosciute dell’artista. Protagonisti assoluti gli orologi molli simbolo della teoria sulla relatività di Enstein. Con la sua rappresentazione Dalì ci ricorda che il tempo è un concetto mutevole e soggettivo. Solo noi ne siamo padroni e il modo in cui lo impieghiamo determina la sua reale durata.

Dunque non sprechiamone altro. E’ ora di indossare gli occhiali e entrare nella dimensione 3D. Ad aspettarci è la rappresentazione video di Galatea delle Sfere: un’insieme di sfere si muovono formando il volto di Gala, musa e compagna di vita dell’artista. Un gioco di movimenti che ci invia un messaggio forte e chiaro: la realtà è illusoria. Dobbiamo abituarci a guardare oltre ciò che siamo soliti vedere. Talvolta i sogni possono essere più veri della realtà stessa.

Concludiamo il nostro percorso tra videoproiezioni e raccolte di schizzi. Ma non sono sicuramente passate  inosservate le altre compagne di viaggio: le formiche, simbolo di morte e distruzione. Silenziose ci hanno seguite per tutto il percorso. Non sempre la nostra vita va come vorremmo. Spesso la cruda realtà ci viene sbattuta in faccia senza remore e noi non possiamo opporci.  Il destino farà comunque il suo corso che volenti o nolenti dobbiamo accettare. L’importante è esserne sempre consapevoli.

Termina qui il nostro viaggio attraverso la vita e le opere di Salvador Dalì. E come sempre accade quando ci si scontra con un artista di questo spessore, la mostra diventa un percorso soprattutto interiore. L’interattività dell’esibizione ha sicuramente accentuato la sensazione di toccare con mano e sperimentare i concetti dietro le sue opere, ma a dirla tutta, con i quadri di Dalì non serve. Sono gli stessi suoi dipinti, e sculture, a essere di per sé interattivi.  Basta uno sguardo alla Giraffa in Fiamme, alle Metamorfosi di Narciso, o alla Tentazione di Sant’Antonio, citandone alcuni, per essere catturati e trasportati improvvisamente in un mondo parallelo.

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