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ALTAROMA: LA LENTA AGONIA

Scritto da Giorgio Miserendino

— Premessa —

Era il 2012, ero un giovane blogger alle prime armi e mi trovavo a prendere parte ad una delle manifestazioni più importanti nel settore della moda. Altaroma.

Al tempo sfilavano Sarli, Gattinoni, Tony Ward, Curiel ed altri grandi nomi dell’Altamoda che, ahimé, per un motivo o per un altro hanno deciso di non sfilare più a Roma.

Altaroma è un progetto che nei primi anni del nuovo secolo, grazie allo sforzo di Camera di Commercio Roma, Risorse per Roma, Regione Lazio e Comune di Roma ha cercato di riqualificarsi con grandi investimenti. Una prima battuta di arresto arriva nel 2014 a causa di un sostanzioso taglio del budget che porta ad un conseguenziale calo qualitativo, fino ad arrivare a Gennaio 2017, quando viene annunciato un ulteriore taglio del 90% dei fondi (pubblici).

Sono sempre stato un accanito sostenitore di Altaroma, ho sempre vissuto la fashion week della mia città come un evento, per me, più importante della stessa Milano.

— Fine Premessa —

Altaroma oggi è un malato terminale a cui, ormai, non si puo far altro che aspettare, per staccare definitivamente la spina.
Ma vediamo nel dettaglio cos’è successo negli ultimi anni.

Consiglio di Amministrazione: rivisitato nel 2014, ha introdotto cariche molto autorevoli del settore moda. Questo a primo impatto sembrerebbe positivo per Altaroma, ma quanto queste personalità stanno facendo per Altaroma? Poco, troppo poco. Prese da precedenti incarichi non hanno tempo per Roma. Tra Firenze e Milano il consiglio di amministrazione raramente si è visto al completo durante le settimane della moda.

La presidente di Altaroma, Silvia Venturini Fendi, assente alla sfilata MORFOSIS, show inaguarale dell’edizione Luglio 2017

Collaboratori: raramente scelti per meritocrazia, hanno dilaniato quel poco che sarebbe dovuto essere gestito con parsimonia, hanno altresì dimostrato di non possedere la professionalità necessaria per svolegere tali ruoli che ricoprono per cifre da capo giro. Link ai CV e compensi.

L’Icona Diane Pernet costretta a fare la lunga fila, non assistita dal team Altaroma

Meritocrazia: una parola che non è di casa ad Altaroma, il mio blog pur essendo un piccolo blog, vanta collaborazioni degne di nota. Lo stesso Marras, designer di punta di quest’edizione di Altaroma, ha accettato di concederci un’intervista che sarà pubblicata nei prossimi giorni sul blog. Solo per Altaroma da quando siamo nati, nel 2012, ad oggi siamo rimasti invariati.

Buyers: negli ultimi anni avevano abbandonato le fashion week romane. Vediamo il loro ritorno grazie alla partnership con l’ICE ente del Ministero dello sviluppo economico attraverso il quale Altaroma percepisce un sostanzioso finanziamento. Tolti questi buyers, invitati direttamente dall’ICE, non vi è un grande interessamento “economico” ad Altaroma. Se non per qualche realtà, che non sembrano però interessare ad Altaroma, che non ha predisposto un referente buyers italia e non trova nemmeno il tempo di rispondere alle loro richieste tramite email.

Una di queste realtà che gode di fama internazionale, tra Parigi e Milano e che vede la propria partecipazione agli show più esclusivi del mondo, da qualche edizione ha deciso di essere presente anche ad Altaroma. Tramite un lavoro attento di scouting ha inserito brand emergenti in un contesto multibrand di altissimo livello. Non avrei mai pensato che Altaroma avrebbe riservato un trattamento poco dignitoso a chi ha investito ed investe tanto nella città di Roma. Vedere assegnata una 3ª fila a chi lavora duramente per far emergere giovani talenti lascia l’amaro in bocca.

Ospiti: da qualche edizione si è visto il crescere di comparse che da ora chiamerò “gli scappati di casa” necessari a riempire quei buchi lasciati dagli addetti ai lavori non più cosi interessati a partecipare ad Altaroma. Queste scelte, se pur discutibili, sarebbero accettabili se non si finisse per vedere Vogue Brasil in seconda fila e questi soggetti in prima.

Questo simpatico signore si appresta a partecipare alla sfilata MORFOSIS dal front row

Vicini alle autorità, gruppo di scappati di casa.

Mission: “Nuova piattaforma di lancio per i designer emergenti e centro propulsore dell’Altamoda italiana”, Questo il fulcro della missione di Altaroma (consultabile sul sito). Analizzando, nell’edizione luglio 2017 di Altamoda, vediamo solo 2 proposte e non direttamente curate od organizzate da Altaroma. Renato Balestra, ultimo Couturier italiano legato alla città di Roma, e Rani Zakhem, realtà libanese che da qualche anno sfila a Roma. Prima di lui altre realtà di couturier libanesi quali Elie Saab e Abed Mahfouz scelsero Roma come ponte prima di approdare a Parigi, dove oggi sfilano.

In un mondo sempre più fast fashion, anche Alta-Roma ha abbandonato l’ideale di Alta-Moda. Concentrandosi sul Prêt-à-porter e facendo girare tutta la manifestazione intorno al contest “Who is on Next?“, così quelle realtà di alto artigianato e di alta sartorialità hanno abbandonato Roma o se vogliamo dirla tutta, sono state abbandonate da Roma.

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