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5 cose che rendono The Post un ottimo film

Scritto da Damiano Crosina

Il 1° febbraio è uscito nelle sale italiane il nuovo film di Steven Spielberg con Meryl Streep e Tom Hanks. Viste le premesse credo sia inutile dirvi che sia un ottimo film. Piuttosto voglio fare una riflessione su cinque cose che rendono The Post un film ancora migliore.

IL RITMO

La vicenda narrata dal film ruota tutta attorno alla decisione da parte della proprietaria ed editrice del Washington Post di pubblicare o meno documenti statali riservati. Questi faldoni trafugati rivelano verità scomode sulla guerra in Vietnam che per anni la politica ha cercato di tenere nascoste. Forse non proprio l’avvenimento più interessante e sconvolgente che sia mai stato messo sullo schermo. Di conseguenza entrando in sala si ha una vaga paura che il film risulti noioso e pesante. Beh, sappiate che non lo è per nulla.

Nonostante la sua durata di oltre due ore, lo spettacolo non cede mai un colpo: il ritmo è sempre serrato e non c’è un momento in cui ci si chieda quanto manchi alla fine. La sceneggiatura poi non si limita a narrare blandamente la vicenda, ma coglie l’occasione per affrontare in maniera dettagliata temi come il ruolo della donna nella società, l’oscurantismo politico, l’importanza della libertà di stampa… Insomma, The Post non è in nessun modo un film noioso o pesante.

I DIALOGHI

Un’altra nota di merito va sicuramente attribuita ai dialoghi. Perché le parole pronunciate in The Post non sembrano per nulla parole pronunciate in un film. Cosa intendo? Per una volta quello che i personaggi dicono sullo schermo ha un suono naturale e non forzato. Le voci nelle discussioni spesso si sormontato, avendo il coraggio di diventare inintellegibili e i personaggi non stanno zitti, attendendo in silenzio la fine della battuta altrui, per poter iniziare la propria.

Questo merito va attribuito parzialmente agli attori, ma soprattutto agli sceneggiatori. È raro infatti incontrare testi scritti da persone che sono in grado di rendere il fluire naturale di una conversazione sulla pagina e, di conseguenza, sullo schermo. Meritano quindi un riconoscimento Liz Hannah e Josh Singer, che hanno firmato la sceneggiatura.

MERYL STREEP

C’è bisogno di dirlo? Ancora una volta Meryl si conferma un’ottima attrice che dà vita in maniera perfetta al personaggio è si assicura la sua centomillesima nomination agli Oscar. La Kay Graham che mette in scena sullo schermo è una donna di cultura e intelligente. Una donna abituata a come vanno le cose nel mondo alla sua epoca. Nell’America degli anni ’70 sono gli uomini a ricoprire tutti i ruoli decisionali e di potere. È straordinario il modo minimalista in cui l’attrice mostra il pacato ma irrefrenabile cambiamento nel suo personaggio. Davanti ai nostri occhi Kay trova il coraggio di far valere la propria decisione e la fermezza per non essere redarguita da uomini che non rispettano le sue opinioni.

TOM HANKS

Tanto quanto Meryl, anche Tom Hanks è perfetto per la parte. Il suo personaggio è reso con estrema maestria dall’attore e la chimica e intesa con la sua collega sono indiscutibili. Tutto questo appare chiaro nella scena in cui i due siedono al tavolo di un ristorante e hanno un’accesa conversazione. La loro bravura è tale da permettere al regista di mantenere la stessa inquadratura senza nessun taglio per svariati minuti. Il risultato non sono due attori che recitano, ma due personaggi vivi e reali che discutono. Ogni sfumatura è perfetta, ogni minimo silenzio è pieno di significato. Che dire, Meryl e Tom sono una coppia straordinaria.

STEVEN SPIELBERG

Se i due protagonisti si possono considerare un pilastro portante del film, il sostegno dell’intera struttura è sulle spalle del regista. E Steven Spielberg qui non delude affatto. Ogni minimo dettaglio è perfetto: le ambientazioni, le musiche, la direzione attoriale, le inquadrature. Nulla sfugge all’occhio meticoloso di Spielberg, nonostante durante le riprese di The Post fosse impegnato anche nella fase di post produzione di Ready Player One, in uscita il 30 marzo 2018.

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