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Boy Erased – vite cancellate

Scritto da Damiano Crosina

Mi è difficile essere oggettivo nel recensire questo film, perché la verità è che Boy Erased mi ha scosso alla radice. Se devo essere onesto, la prima lacrima che ha bagnato il mio viso è caduta ancora prima che il film iniziasse. Mi è bastata qualche nota della canzone dei titoli di testa. Del resto la risposta che ciascuno di noi ha nei confronti di un’opera dipende tanto dalla nostra percezione di questa quanto dal suo valore intrinseco. Siamo noi ad applicare livelli di contenuto e significato che la elevano e fanno risuonare il suo tema centrale dentro di noi. Ma questo non è né momento né luogo per fare riflessioni sull’author theory, quindi passiamo al sodo.

Boy Erased è basato su un libro autobiografico in cui Garrard Conley racconta la sua esperienza vissuta da adolescente in un campo di riformazione per omosessuali. Il protagonista, un bravo come sempre Lucas Hedges, è figlio di un pastore Battista dell’Arkansas, Russell Crowe, e di una parrucchiera, una Nicole Kidman con tanto di unghia finte, camicette di pizzo e permanente ossigenata. In seguito ad un incidente a scuola i genitori vengono a conoscenza dell’omosessualità del figlio e reagiscono mandandolo in un campo di terapia che afferma di poter curare questa “tendenza dovuta alle tentazioni del demonio”. Da qui in poi assistiamo alle pratiche agghiaccianti messe in pratica dal direttore del campo Victor Sykes, interpretato da Joel Edgerton che firma anche la sceneggiatura e la regia.

È inutile dire che il cast faccia un lavoro miracoloso con interpretazioni potenti e perfette. Anche la musica è notevole, grazie a Troye Sivan, che, oltre a recitare, presta un paio dei suo brani e firma la canzone inedita del film. Ad aggiungere poi ulteriore peso alla sceneggiatura è la consapevolezza che questa non sia un’invenzione fantasiosa, ma una storia vera e una disturbante realtà che ancora esiste. In America infatti, in moltissimi stati, questi centri di “riabilitazione” ancora operano e fanno danni ogni giorno, in quella che è una sorta di tortura legalizzata. Mi sento quindi di raccomandare estremamente questo film, tanto per il suo essere un buon prodotto, quanto per il suo valore sociale.

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